APPROCCIO OMOTOSSICOLOGICO ALLE PATOLOGIE ENDOCRINE

L'omotossicologia è una valida alternativa alla terapia sostitutiva allopatica quando questa non è strettamente necessaria.

Infatti, la terapia sostitutiva spesso provoca una serie di problemi: oltre agli effetti collaterali legati alla somministrazione di spesso non esigue quantità ormonali, è bene considerare l'effetto sull'equilibrio omeostatico della ghiandola che, a fronte dell'apporto esogeno, non produce più il suo ormone. Si induce quindi una più veloce atrofizzazione tessutale delle specifiche ghiandole : la terapia di sostegno diviene indispensabile e alla sua eventuale sospensione si presentano molteplici sintomi carenziali.

La filosofia dell'intervento omotossicoloqico è totalmente opposta : con questi farmaci non si vuole mettere a riposo la ghiandola, ma anzi stimolare la residua funzionalità ghiandolare, tenendo conto che essa persiste molto a lungo anche dopo l'apparente cessazione dell'attività della struttura.

Il tessuto ovarico continua, seppur modestamente a secernere ormoni per molti anni dopo la menopausa; il timo atrofizzato continua a produrre sostanze immunostimolanti per molti anni e così altre strutture ghiandolari.

Queste residue funzioni delle varie ghiandole sono estremamente importanti per il mantenimento dell'equilibrio globale e della reattività dell'organismo che può involgersi e decadere con fisiologica gradualità.

La funzione dei vari farmaci omotossicologici unitari e composti che agiscono sulle varie ghiandole endocrine è proprio quello di rallentare la tendenza all'atrofizzazione delle varie strutture e di stimolare la residua sensibilità tessutale ai vari ormoni.

I farmaci omotossicologici più interessanti ed utili sono gli ORGANOTERAPICI DI SUINO, che permettono di agire a vari livelli sulla ghiandola a seconda della diluizione usata.

L'omotossicologia ci permette di influenzare direttamente ben 11 strutture ghiandolari. Per 5 ghiandole endocrine è poi possibile agire sia con un'azione di stimolo che di soppressione, usando in maniera differenziata le alte o le basse diluizioni.

La diluizione D6 è specifica quando vi sia una ghiandola deficitaria o con chiara tendenza atrofica. La forma lnjeel rappresenta l'associazione di diluizioni ideale per riequilibrare globalmente una ghiandola sofferente.

La forma lnjeel forte è più indicata quando la ghiandola sia gravemente deficitaria.

La diluizione D200 è utile per moderare l'iperfunzione di una ghiandola o per trattare una struttura quando sia in preda ad un processo infiammatorio acuto (tiroidite). Spesso questa diluizione è opportuno somministrarla a cadenza settimanale.

Un particolare campo di applicazione dei derivati di organo di suino omeopatizzati è costituito dalle malattie autoimmuni. A tale proposito Reckeweg evidenzia l'efficacia dei derivati di organo di suino sotto due punti di vista :
  1. la formazione di antifattori che contrastano gli autoanticorpi causali responsabili di queste malattie e
  2. la neutralizzazione di questi autoanticorpi o l'eliminazione dei detriti cellulari ed enzimatici che favoriscono la formazione degli autoanticorpi (Reckeweg, 1986).

Anche Bergeret e Tetau (1971) confermano che in questo tipo di malattie sono di elezione i derivati di organo di suino: " Con questa terapia è possibile, da un lato frenare la formazione degli autoanticorpi con l'uso dei preparati da milza, da ghiandole linfatiche, da timo. D'altro canto l'organo diluito e dinamizzato, impiegato secondo il principio dell'identità, sembra rompere il feedback tra la lesione e gli autoanticorpi, mediante un meccanismo analogo alla desensibilizzazione isoterapica ".

L'uso dei FARMACI OMEOPATICI UNITARI in endocrinologia è anche di estremo interesse perché 200 anni di esperienza clinica omeopatica hanno evidenziato tutta una gamma di rimedi con azione specifica sulle ghiandole endocrine.

Sappiamo così che Pulsatilla ha una specifica azione di stimolo sulla funzione estrogenica dell'ovaio, che Lycopus virqinicus ha un effetto di moderazione sulla funzione tiroidea, che Aqnus cactus ha una azione di stimolo sulla funzione testicolare.

Anche i CATALIZZATORI INTERMEDI hanno un ruolo fondamentale in ambito endocrino, come Baryum oxalsucci nicum, potente stimolatore della funzione ormonale soprattutto a livello delle gonadì maschili, Acidum cisaconitum, che modera l'iperreattività su base endocrina tipica della menopausa, l'Acidum fumaricum e l'AcidumDL-malicum, che stimolano i processi di disintossicazione e di reattività organica spesso bloccati in presenza di ipofunzione tiroidea.

I NOSODI sono anch'essi importanti nelle patologie endocrine perché non è infrequente che una patologia infettiva sia alla base dei blocco funzionale di una struttura ghiandolare.

I RIMEDI OMOTOSSICOLOGICI COMPOSTI contengono normalmente tutti questi componenti e hanno un'azione globale diversificata a livello delle varie strutture ghiandolari. Quattro di essi sono particolarmente importanti in endocrinologia :

Lilium compositum : stimolo tissutale della funzione ovarica.

Damiana compositum : stimolo tissutale della funzione testicolare.

Fucus compositum : stimolotissutale della funzione tiroidea.

Thalamus compositum : stimolo tissutale della funzione ipotalamica.

Di particolare interesse è poi la possibilità di disporre di varie diluizioni di AMP CICLICO, che è il secondo messaggero ormonale all'interno della cellula. In molte malattie come il diabete e l'osteoporosi il problema non è tanto il calo dell'ormone quanto la diminuita sensibilità tissutale all'ormone dovuta all'età o ad altri fattori. In questi casi la somministrazione in basse diluizioni di AMPciclico riattiva la reattività cellulare all'ormone. Alte diluizioni ( D30 ) di AMPciclico saranno invece utili nelle malattie infiammatorie e neoplastiche in cui invece è necessario diminuire la reattività individuale.

Con l'omotossicologia è possibile quindi curare la maggior parte delle malattie endocrine non "mettendo a riposo la ghiandola", ma anzi stimolandone o inibendone la funzione, secondo la necessità . In questo modo è possibile curare le malattie della tiroide in maniera estremamente efficace. Malattie come le tiroiditi che la Medicina tradizionale cura quasi esclusivamente con la L-tiroxina senza riuscire ad incidere sul processo infiammatorio, possono essere invece ricondotte alla guarigione attraverso l'uso delle citochine omeopatizzate degli organoterapici suis e di altri farmaci omotossicologici e omeopatici. Allo stesso modo è possibile intervenire su altre malattie delle ghiandole endocrine come il diabete o su stati particolari come la menopausa.

Tutto ciò non impedirà di utilizzare,se necessario i farmaci tradizionali: se il Paziente non ha più la tiroide, ad esempio, sarà comunque necessaria una terapia sostitutiva che potrà essere affiancata da una terapia omotossicologica. E se sarà necessaria una terapia chirurgica, a quella comunque bisognerà rivolgersi, magari accompagnandola con una terapia di supporto e di preparazione omeopatico-omotossicologica. Quest'ultima non diventerà quindi l'unica terapia a cui comunque dovrà essere sottoposto il Paziente, ma una possibilità in più estremamente efficace che il medico del terzo millennio avrà a sua disposizione per tutelare la salute della Persona.